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	<description>bed &#38; breakfast **         via Carinzia 1/c - 33054 Lignano Sabbiadoro info@hotelciao.it  Tel +39.0431.71577 fax +39.0431.73332</description>
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		<title>UDINE</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 21:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Ringraziamo udine.com per i testi&#8230;&#8230; Nel cuore di Udine si trova la bella piazza della Libertà, tra la loggia del Lionello e il porticato di San Giovanni. Di notevole interesse anche la Torre dell&#8217;Orologio e la fontana, disegnate entrambe da Giovanni da Udine. La città, dalle belle case e dalle chiese ricche di opere d&#8217;arte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringraziamo udine.com per i testi&#8230;&#8230;</p>
<p>Nel cuore di Udine si trova la bella <a href="http://www.udine.com/luoghi-da-visitare/piazza-della-liberta.html">piazza della Libertà</a>, tra la loggia del Lionello e il porticato di San Giovanni. Di notevole interesse anche la Torre dell&#8217;Orologio e la fontana, disegnate entrambe da Giovanni da Udine.</p>
<p><a href="http://www.hotelciao.it/2011/07/udine/udine3/" rel="attachment wp-att-1267"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1267" title="udine3" src="http://www.hotelciao.it/wp-content/uploads/2011/07/udine3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>La città, dalle belle case e dalle chiese ricche di opere d&#8217;arte, è però dominata dal <a href="http://www.udine.com/luoghi-da-visitare/castello-colle.html">castello</a>. Il panorama dal piazzale dello stesso è davvero bello con le colline e le montagne che si stagliano fiere all&#8217;orizzonte.</p>
<p><strong>Piazza della Libertà:</strong></p>
<p>L&#8217;antica plaze dal Comun è la piazza principale della città, di chiara &#8211; ed elegante &#8211; matrice veneta.</p>
<p>Ugualmente mirabili anche i palazzi che la circondano; su uno dei lati si erge la loggia del Lionello, storica sede del Comune (da cui l&#8217;antica denominazione della piazza).</p>
<p>La loggia, splendido esempio di gotico veneziano, fu fatta realizzare a partire dal 1428 su un progetto di Bartolomeo delle Cisterne e dell&#8217;orafo udinese Niccolò Lionello (da cui la loggia prende il nome). Danneggiata da un incendio nel 1876 la loggia fu fedelmente ricostruita.</p>
<p>La facciata è contraddistinta da un loggiato in marmo bicromo bianco e rosa. In facciata spicca anche una finestra con balcone e, sull&#8217;angolo destro del palazzo la Madonna con Bambino del veneziano Bartolomeo Bon (1450). Alla sinistra si trova invece l&#8217;allegoria della Patria del Friuli.</p>
<p>Sotto il loggiato sono conservati il termometro a spire bimetalliche di Arturo Malignani, il contenitore in ferro battuto per gli strumenti meteorologici di Calligaris ed alcuni busti di personaggi rinascimentali ed eroi della prima guerra mondiale.</p>
<p>Sull&#8217;altro lato della piazza si trova invece la rinascimentale loggia di San Giovanni, realizzata nel 1533-35 ad opera di Bernardino da Morcote. Al centro delle arcate è situato l&#8217;arco trionfale, oggi accesso alla cappella dedicata ai friulani caduti per la Patria all&#8217;inizio del secolo scorso.</p>
<p>A fianco di quest&#8217;ultima si situa anche la Torre dell&#8217;Orologio, realizzata nel 1527 da Giovanni da Udine. Sulla cima trovano collocazione due mori che battono ritmicamente le ore e, per questo motivo, sono detti anche Huomini delle Ore.</p>
<p>Un tempo la loggia rappresentava la strada di accesso per il castello, situato sul colle alle sue spalle.</p>
<p>Nella piazza si trovano anche una fontana cinquecentesca, una colonna con il Leone di San Marco (rifacimento ottocentesco dell&#8217;originale rinascimentale distrutto dai francesi), la statua della Giustizia (1614) in memoria delle esecuzioni che in questa piazza venivano eseguite, la statua della Pace, dono dell&#8217;imperatore Francesco I alla città a ricordo del trattato di Campoformido e, al limitare della piazza, le statue di Ercole e Caco.</p>
<div id="content">
<h2>Il Castello e il suo colle:</h2>
<p>Il colle del castello, con il suo complesso di edifici, è oggi quel che rimane della parte più antica della città.</p>
<p>Costruito a partire dal 1517, dopo che un terremoto nel 1511 aveva distrutto i precedenti edifici sede del patriarcato, nel 1906 il Castello fu tramutato in sede museale ed oggi ospita i Civici Musei e le Gallerie di Storia ed Arte. Cuore del castello è la Sala del Parlamento, così chiamata perchè un tempo vi si riuniva il Parlamento della Patria del Friuli istituito nel XII secolo, e le cui pareti sono riccamente affrescate da grandi artisti tra cui Giambattista Tiepolo, con scene volte a celebrare la grandezza di Udine e della Patria del Friuli nella Repubblica Veneta.</p>
<p>Una curiosità: all&#8217;entrata del castello, in alto, si vede ancora distintamente il luogo d&#8217;osservazione destinato ai &#8220;guardiafogo&#8221;, guardie cittadine il cui compito era quello di dare l&#8217;allarme in caso di incendio.</p>
<p>Accanto al castello, sul piazzale prospiciente l&#8217;ingresso, si trova, a destra, la chiesa di Santa Maria, la più antica della città (la prima edificazione pare risalga al IV secolo) e la cui facciata fu rifatta, congiuntamente al campanile, dopo il terremoto del 1511. Sul campanile è situato il simbolo della città, l&#8217;angelo di bronzo che gira con il vento.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pitina&#8230; mica polpette!</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 21:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ringraziamo per il testo sapori-italia.it&#8230;&#8230; Nelle montagne della provincia di Pordenone si produce ancora un salume fatto di carni di pecora, di capra oppure di selvaggina. Da gustare con la tradizionale polenta di mais, immancabile sulle tavole friulane Nonostante l’aspetto, non è una polpetta. E non è nemmeno un insaccato. Per le sue caratteristiche uniche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table width="13" cellspacing="0" cellpadding="0" align="right">
<tbody>
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</tr>
<tr>
<td colspan="2"></td>
</tr>
</tbody>
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<h4>Ringraziamo per il testo sapori-italia.it&#8230;&#8230;</h4>
<h4>Nelle montagne della provincia di Pordenone si produce ancora un salume fatto di carni di pecora, di capra oppure di selvaggina. Da gustare con la tradizionale polenta di mais, immancabile sulle tavole friulane</h4>
<div>
<div><img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/DSC_0193ok.jpg" alt="Pitina" width="400" height="262" align="texttop" hspace="5" vspace="5" /></div>
<div>Nonostante l’aspetto, non è una polpetta. E non è nemmeno un insaccato. Per le sue caratteristiche uniche, la Pitina delle valli del Pordenonese è difficile da inquadrare in una precisa categoria. Ma degli insaccati riunisce il sapore deciso, il profumo intenso e il gusto accattivante. Di antica origine contadina, un tempo la Pitina si faceva con un impasto ottenuto esclusivamente da carne di pecora o di capra, oppure di selvaggina di alta montagna come capriolo, daino, cervo, camoscio, il tutto affumicato e stagionato. Oggi viene ancora prodotta nella provincia di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia, nel comprensorio alpino che sovrasta l’alta pianura friulana occidentale. Per intenderci, nel territorio delimitato dai fiumi Tagliamento e Piave, in una zona di produzione che si limita a sole tre valli: la Valcellina, una gola tortuosa tra rocce tormentate dall’erosione di acque gelide, la Val Colvera, con la sua suggestiva forra dalle pareti verticali, e la stupenda Val Tramontina. Sono luoghi impervi, dalla natura ancora selvaggia e incontaminata, oggi un vero paradiso per gli appassionati di trekking, alpinismo e parapendio, ma dove un tempo la vita era molto dura, perché sono difficili da raggiungere. Soprattutto in inverno, un tempo capitava di rimanere bloccati dalla neve e la sopravvivenza degli abitanti poteva dipendere da ciò che avevano nella dispensa.</div>
<div><strong>Di necessità virtù<br />
</strong><img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/pitina-produzione_24.jpg" alt="Pitina" width="200" height="134" align="left" hspace="5" vspace="5" />Come molti prodotti “poveri” della montagna, la Pitina e le sue varianti sono nate proprio dall’esigenza delle comunità rurali, storicamente contrassegnate da un’economia di sopravvivenza, di fare scorta di cibo trovando il modo di conservare la carne, considerata un bene prezioso, il più a lungo possibile. A quel tempo, nelle valli pordenonesi era molto difficile reperire budella di maiale: ecco spiegato perché la Pitina non era, e non è nemmeno oggi, un insaccato. La necessità ha fatto nascere tecniche di conservazione come l’affumicatura, molto diffusa in tutto l’arco alpino e altrettanto nel Nord Europa, come pure nelle valli a nord di Pordenone. Qui l’allevamento del maiale era un lusso che pochi si potevano permettere. Ben più comuni erano, invece, pecore e capre che nella bella stagione pascolavano liberamente e fornivano latte per produrre formaggi. Troppo preziose per essere macellate, venivano abbattute solo quando diventavano vecchie oppure perché ferite o ammalate. Un’altra fonte di proteine animali era la selvaggina ungulata di grossa taglia: soprattutto cervi, camosci e caprioli, ma anche cinghiali e mufloni. Cacciata occasionalmente e quasi sempre di frodo, doveva poi sparire velocemente senza lasciare traccia. Perciò le carni che non venivano mangiate subito erano rapidamente ripulite dal grasso, dalla cartilagine e dai tendini, e poi sminuzzate sulla pestadoria, ovvero un ceppo di legno incavato, utilizzando il manarin, il coltello. Lo stesso procedimento veniva seguito per le carni di pecora e di capra. Alla fine il trito veniva composto in polpette con l’aggiunta di sale, aglio, pepe nero, spezie ed erbe selvatiche aromatiche. Molte le varianti per quanto riguarda gli aromi, che cambiavano da una località all’altra e perfino da famiglia a famiglia. In Val Tramontina, per esempio, si aggiungeva il rosmarino mentre in Val Cellina si preferivano finocchio selvatico e bacche di ginepro. Le polpette venivano poi passate nella farina di mais e messe ad asciugare al fumo del fogolar, il camino, dopo essere state per un po’ di tempo nel camarin, un locale fresco e ben ventilato.<br />
A seconda della località d’origine, cambiano leggermente gli ingredienti e il modo di lavorazione, ma soprattutto il nome tradizionale: Pitina in Val Tramontina, Peta (in particolare ad Andreis e Cimolais) oppure Petuccia in Valcellina. E se oggi la Peta e la Petuccia sono preparate anche con carne di manzo e di maiale mescolate fra loro e sono diventate prodotti più commerciali, la lavorazione della Pitina, invece, è rimasta praticamente la stessa di un tempo. Ancora oggi, viene passata nella farina di mais prima di essere affumicata. L’impasto a base di carne di selvaggina, prevalentemente cervi e caprioli, oppure di pecora o capra,  viene spesso ingentilito dall’aggiunta di lardo o pancetta di maiale per adattarsi ai palati moderni che, a volte, non gradiscono i sapori troppo “selvatici” e decisi.</div>
<h3>Ecco come nasce la vera “polpetta di montagna”</h3>
<div>Il gusto della Pitina è particolarmente complesso: sapido e intenso, con un caratteristico aroma di fumo, forte ma gradevole. In particolare, le carni di suino (lardo, pancetta e sottogola di maiale) mitigano il sapore della capra, della pecora o della selvaggina, ma al tempo stesso ne mantengono l’aroma di affumicato e di erbe.<br />
<img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/pitina-produzione_06-copia.jpg" alt="Bier" width="200" height="134" align="left" hspace="5" vspace="5" />Ma come nasce questa particolare combinazione di aromi e sapori? La lavorazione della Pitina prevede varie fasi, che documentiamo fotograficamente in questa sequenza con l’aiuto di <strong>Filippo Bier</strong>, uno dei macellai che hanno ridato linfa a questa antica tradizione che rischiava di scomparire. Dopo una prima mondatura che serve a disossarle, sgrassarle e privarle dei tendini, le carni vengono tagliate a piccoli pezzi, prima di <img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/pitina-produzione_07-copia.jpg" alt="pitina" width="200" height="134" align="left" hspace="5" vspace="5" />triturarle e macinarle. Il trito così ottenuto (foto 1) viene poi impastato con la concia, cioè sale marino o salgemma, oppure entrambi, mescolati con pepe, aglio, vino ed erbe aromatiche tra cui il ginepro, il kümmel, cioè il cumino, il karen, il finocchio nel dialetto locale, l’achillea muscata, il rosmarino e la maggiorana. Con questo impasto si compongono delle polpette sferiche di 200-250 grammi ciascuna e del diametro una <img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/pitina-produzione_28.jpg" alt="pitina" width="200" height="299" align="left" hspace="5" vspace="5" />decina di centimetri (foto 2, 3 e 4) che vengono pressate e cosparse di farina di mais (foto 5 e 6) fino a ottenere una “panatura” omogenea (foto 7). Segue la fase di affumicatura, che può durare da quattro ore a due giorni, utilizzando il fumo prodotto dalla combustione di segatura o di legno che può essere di carpino, nocciolo o faggio, talvolta combinati tra loro, ma sempre con prevalenza del faggio, in ambienti a temperatura che può variare dai 18 ai 30 gradi, con umidità dal 50 al 90 per cento. Poi si procede all’asciugatura (foto 8), che avviene su graticole d’acciaio per favorire l’essiccamento e, al tempo stesso, la diffusione del sale nella carne. Questa fase può durare da due a otto giorni e avviene in ambienti a temperatura compresa tra 10 e 18 gradi con umidità tra il 50 e l’85 per cento. Infine si passa alla stagionatura, per un periodo minimo di otto giorni, a temperatura compresa tra gli 8 e i 20 gradi e umidità variabile tra il 60 e il 90 per cento. Una volta essiccate, le pitine vanno conservate in un luogo fresco e asciutto, al riparo da fonti di luce e calore. Si possono mangiare cotte, dopo almeno 15 giorni, o crude ma dopo almeno tre settimane. Conservate sottovuoto, possono resistere cinque o sei mesi. All’esterno il loro colore può variare dal giallo dorato al bruno molto scuro, a seconda della durata della stagionatura. Al taglio l’impasto si presenta magro, con grana molto fine, mentre il colore oscilla dal rosso vivace al bordeaux carico, con la parte esterna più scura a causa dell’ossidazione, ovvero il contatto con l’aria.</div>
<h3>Peta e Petuccia sono le sue sorelle</h3>
<div><strong><img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/DSC03766.jpg" alt="peta e pituccia" width="200" height="134" align="left" hspace="5" vspace="5" />L’impasto è simile ma dimensioni e forma sono diverse</strong><br />
Se la modalità di preparazione della Pitina è abbastanza omogenea, le denominazioni di questo prodotto sono più d’una e cambiano a seconda degli ingredienti e dei luoghi di produzione. Il tradizionale nome Pitina è diffuso a Montereale Valcellina, Frisanco, Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto, ed è originario della Val Tramontina: forse i primi produttori sono stati proprio gli abitanti delle frazioni di Inglagna e Frasaneit, nel Comune di Tramonti di Sopra. Stiamo parlando dei primi dell’Ottocento e probabilmente l’appellativo deriva proprio dal fatto che la “polpetta” veniva pressata sotto dei ceppi di legno: non a caso, nel dialetto di questi borghi petada vuol dire “schiacciata”.  In Valcellina, ad Andreis e Cimolais, troviamo invece la denominazione di Peta, mentre a Claut e a Barcis è in uso quella di Petuccia: questi prodotti differiscono dalla Pitina per le erbe aromatiche utilizzate nel trito, per il fatto che talvolta nell’impasto viene aggiunta della carne bovina e, nel caso della Peta, per le dimensioni decisamente più grandi. Un’altra particolarità è che la Peta, anziché essere passata nella farina di mais, viene avvolta in sottili sacchetti di tela (un tempo erano di juta) e viene pressata per darle una forma rotonda ma anche leggermente schiacciata, che talvolta arriva a pesare anche un chilo.<strong><img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/pitina-produzione_11-copia.jpg" alt="pitine" width="200" height="134" align="left" hspace="5" vspace="5" />Solo ingredienti locali</strong><br />
Dopo un lungo periodo in cui la preparazione di pete e pitine era pressoché scomparsa, incalzata dal mutamento dei tempi e dall’omologazione del gusto, negli anni Settanta alcuni macellai delle valli pordenonesi hanno ripreso a produrle nel pieno rispetto della ricetta e delle metodologie di preparazione di un tempo. Siamo andati a trovare <strong>Filippo Bier</strong>, che ha il laboratorio a Cavasso Nuovo e la macelleria a Meduno e rappresenta la quarta generazione di una famiglia di macellai che iniziò la sua attività nel 1875: «Io utilizzo principalmente carni di montone o di capra», racconta Bier, «che acquisto vivi e che provengono solo da fattorie italiane rigorosamente controllate». Tra la selvaggina, la più facile da reperire è il cervo che, però, si trova solo nel periodo della caccia di selezione. Alla carne di cervo Bier aggiunge un massimo del 30 per cento di lardo di maiale. «Nell’impasto della Pitina uso il sale di Cervia e ingredienti locali: l’aglio di Resia, le erbe aromatiche delle nostre valli, la salvia di montagna, l’achillea muscata che raccolgo oltre i 1.500 metri di altitudine, il Refosco giovane dei Colli orientali del Friuli e la “Blave de Mortean”, una pregiata farina di mais della Bassa friulana. L’affumicatura è naturale, con la legna tagliata nei nostri boschi».<strong>Diventerà presto igp</strong><br />
Proprio Filippo Bier, appassionato del suo lavoro, della sua terra e delle sue tradizioni, è stato il “motore” che nel 1997 ha dato il via all’inserimento della Pitina nei Prodotti dell’Arca di Slow Food, quelli da tutelare perché rischiano di sparire, e alla creazione del Presidio che all’epoca comprendeva i primi quattro piccoli produttori. E così, un po’ alla volta, alcuni macellai hanno ripreso a produrre Peta, Petuccia e Pitina dando poi vita al Consorzio che oggi raggruppa undici produttori ed è presieduto da Ubaldo Alzetta del Ristorante Al Castelu di Montereale Valcellina, dove ha sede l’associazione. Nel 2000 la Peta è stata anche inserita nel Pat, l’atlante dei Prodotti Alimentari Tradizionali, e nel 2006 si è avviata la procedura per ottenere l’Igp, l’Identificazione Geografica Protetta.</div>
<h3><strong>C’è chi la fa perfino d’oca&#8230;</strong></h3>
<div><img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/ai-cacciatori_07.jpg" alt="ai cacciatori" width="200" height="299" align="left" hspace="5" vspace="5" />Si trova proprio di fronte al laboratorio di Filippo Bier e la Pitina non può che essere uno dei suoi piatti forti. La <strong>Trattoria Ai Cacciatori di Cavasso Nuovo</strong> la propone in tanti modi; dal più antico, cotta nel brodo di polenta e aromatizzata con ginepro e rosmarino, al più moderno e creativo: il risotto con Pitina fresca e Refosco mantecato con il pecorino di Mauro Mesina, un piccolo produttore della zona.<br />
Con Angelina in cucina e il marito Daniele Corte in sala, la Trattoria Ai Cacciatori o, come dicono qui, “da Danêl”, è uno dei ristoranti d’eccellenza che in Friuli Venezia Giulia possiamo ancora trovare in angoli “dimenticati”. Innanzitutto i prodotti: sono solo locali. Ciò significa, secondo Angelina e Daniele, che arrivano da un raggio di 20 chilometri al massimo: il Montasio e il formaggio di capra dalle malghe, la cipolla rossa di Cavasso, i funghi e le castagne dai boschi, gli asparagi bianchi di Fanna, le carni dalle macellerie delle località vicine, i prodotti degli orti di paese, la cacciagione quando è periodo, le galline ruspanti, un tripudio di salumi e insaccati. Ed ecco arrivare in tavola la Pitina stagionata accompagnata dai fichi, poi una morbida polentina con fette di Pitina fresca appena scottate nel burro e salsa di ricotta di pecora, seguita dai blecs, sorta di maltagliati di grano saraceno con sugo di Pitina e scaglie di Montasio.</div>
<div><img src="http://www.sapori-italia.it/userFiles/image/SdI_2/Pitina/ai-cacciatori_01.jpg" alt="ai cacciatori" width="470" height="307" hspace="5" vspace="5" /></div>
<div>E ancora, gli gnocchetti di patate e farina di castagne conditi con “pitinoca”, ovvero la Pitina a base di carne di oca che il macellaio Bier fa in esclusiva per questo locale, saltati in un po’ di grasso d’oca: un piatto autunnale che viene preparato dall’11 novembre, giorno di San Martino, quando tradizionalmente si macellavano le oche, e che si gusta fino a dicembre. Varia e appetitosa, la cucina della Trattoria Ai Cacciatori propone piatti rigorosamente stagionali e dai sapori di un tempo: poc cun le frices, cioè il radicchio con i ciccioli e una spruzzata d’aceto; orzotto con gli sclopit, ovvero la silene, un’erba di campo molto diffusa nella zona; ravioli fatti in casa con vari ripieni. E ancora, gnocchi di ogni genere, dalle patate locali alla zucca. Fra i secondi, il “gran bollito della domenica” o, in estate, l’anguilla con le susine che, strappo alla regola di casa, arriva da oltre i “canonici” 20 chilometri di distanza, dalle lagune di Grado e Marano.</div>
</div>
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		<title>Il Castello di Miramare</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 20:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Ringraziamo trieste.com per il testo&#8230;. Il bianco castello da favola, circondato da un verde e lussureggiante parco, si affaccia su mare blu battuto dal vento: questa romantica descrizione ben si adatta alla residenza fatta costruire tra il 1856 ed il 1860 dall&#8217;arciduca Massimiliano d&#8217;Asburgo per la sua amata giovane sposa. Così, come Massimiliano aveva trovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringraziamo trieste.com per il testo&#8230;.</p>
<p>Il bianco castello da favola, circondato da un verde e lussureggiante parco, si affaccia su mare blu battuto dal vento: questa romantica descrizione ben si adatta alla residenza fatta costruire tra il 1856 ed il 1860 dall&#8217;arciduca Massimiliano d&#8217;Asburgo per la sua amata giovane sposa. Così, come Massimiliano aveva trovato rifugio dalla furia del mare in quello che diventerà poi il piccolo e graziosissimo approdo marittimo del castello, egli cercò di realizzare nello stesso posto un nido d&#8217;amore al riparo dalle insidie della vita.</p>
<p>Ma la smania di potere e il desiderio di fama di Carlotta del Belgio spinsero l&#8217;arciduca a partire per il Messico, di cui diventerà sì imperatore ma dove perderà, dopo poco, la vita, sognando il suo amato castello così lontano e abbandonato. Si dice che Carlotta, dopo la morte del suo amato, abbia perso la ragione.</p>
<p><a href="http://www.hotelciao.it/2011/07/il-castello-di-miramare/cast_miramare/" rel="attachment wp-att-1254"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1254" title="cast_miramare" src="http://www.hotelciao.it/wp-content/uploads/2011/07/cast_miramare-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.hotelciao.it/2011/07/il-castello-di-miramare/cast_miramare_02/" rel="attachment wp-att-1255"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1255" title="cast_miramare_02" src="http://www.hotelciao.it/wp-content/uploads/2011/07/cast_miramare_02-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>In questa vicenda trova fondamento la maledizione che graverebbe sul castello; si crede infatti che chi vi dimora perisca anzitempo di morte violenta. Pare che, nella storia, la maledizione si sia sempre fatalmente avverata&#8230;</p>
<p>Oggi il castello ed il parco sono aperti ai visitatori, sempre molto numerosi. Mentre il castello attira principalmente i turisti, il parco è anche meta domenicale dei triestini che, passeggiando sui sentieri tra la lussureggiante vegetazione voluta da Massimiliano, trascorrono alcune ore all&#8217;aria aperta.</p>
<p>All&#8217;interno del castello si possono visitare gli appartamenti privati, le stanze desinate agli ospiti, i vari saloni, la biblioteca-studio e la magnifica sala del trono, recentemente restaurata e riportata all&#8217;originario splendore.</p>
<p>I sentieri del parco, sempre perfettamente conservati, permettono di passeggiare in un ambiente variegato e di notevole interesse botanico. Tra le altre cose si segnalano, poco distanti dal cancello di ingresso al parco, le Scuderie, oggi divenute sede espositiva, il Castelletto e le numerose sculture che decorano spiazzi e vialetti.</p>
<p>Il castello ed il parco ospitano, specie durante la bella stagione, numerose manifestazioni di carattere prevalentemente culturale.</p>
<p>Il castello ed il parco, che ben valgono una visita, sono aperti tutti i giorni dell&#8217;anno. L&#8217;ingresso al Museo del Castello è a pagamento, quello al parco gratuito. Il luogo è facilmente raggiungibile anche in autobus con la linea 36 ed inoltre alcuni treni fermano anche alla piccola stazione storica di Miramare.</p>
<p>Per maggiori e sempre aggiornate informazioni:</p>
<p>Parco e Museo storico del Castello di Miramare<br />
Viale Miramare &#8211; 34014 Trieste<br />
Tel 040 224143<br />
Fax 040 224220</p>
<p>Siti web di riferimento:<br />
www.castello-miramare.it<br />
www.castellomiramare.org<br />
E-mail: info@castello-miramare.it</p>
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		<title>La Grotta Gigante</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 20:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ringraziamo trieste.com per il testo&#8230;. Il Carso, compreso quello goriziano e quello d&#8217;oltre confine, comprende migliaia di grotte, alcune delle quali non ancora conosciute. Attualmente il loro numero è stimato attorno a 6000, di cui circa 2500 situate in territorio italiano. Tra queste, molto differenti per morfologia, dimensioni e profondità, particolare interesse riveste la Grotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ringraziamo trieste.com per il testo&#8230;.</p>
<p>Il Carso, compreso quello goriziano e quello d&#8217;oltre confine, comprende migliaia di grotte, alcune delle quali non ancora conosciute. Attualmente il loro numero è stimato attorno a 6000, di cui circa 2500 situate in territorio italiano.</p>
<p>Tra queste, molto differenti per morfologia, dimensioni e profondità, particolare interesse riveste la Grotta Gigante.</p>
<p>Situata nell&#8217;omonimo Borgo, a soli 15 km dalla città, è facilmente raggiungibile sia con i mezzi pubblici che in automobile (uscita autostrada Sgonico).</p>
<p>Si tratta della più grande caverna aperta al pubblico, con i suoi 65 m di larghezza, 280 m di lunghezza ed una volta a cupola di 107 m. Si distingue inoltre per la ricchezza delle stalattiti e stalagmiti e per le concentrazioni di calcite che ricoprono le pareti.</p>
<p>All&#8217;interno della grotta trova installazione, inoltre, una sensibilissima strumentazione scientifica, costituita da sismografi e pendoli geodetici, che rendono l&#8217;ambiente un laboratorio davvero unico.</p>
<p>La visita è assolutamente d&#8217;obbligo e priva di percoli. Due sole avvertenze: la temperatura interna rimane costante tutto l&#8217;anno (quindi fa freddo anche d&#8217;estate) e l&#8217;accesso della grotta comporta la discesa &#8211; e la conseguente salita &#8211; di un non trascurabile numero di scalini.</p>
<p>La Grotta rimane chiusa al pubblico l&#8217;1 gennaio, il 25 dicembre e tutti i lunedì non festivi, tranne che nei mesi di luglio e agosto in cui è sempre aperta.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;anno hanno luogo sue tradizionali manifestazioni: la &#8220;Festa della Befana&#8221;, con calata della stessa, il 6 gennaio, e la &#8220;festa dei Turisti&#8221;, con spettacolo di luci e suoni, il 15 agosto. Alle volte vengono organizzati anche concerti corali.</p>
<p>Per informazioni: www.grottagigante.it &#8211; tel. 040 327312.</p>
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		<title>Itinerario Asburgico</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 20:48:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ringraziamo trieste.com per il testo.. Lo sviluppo di Trieste, la sua storia e il suo carattere sono indissolubilmente legati alla sovranità austriaca, che si protrasse, quasi ininterrottamente, per più di 5 secoli. Non c&#8217;è luogo a Trieste in cui non si respiri un&#8217;atmosfera mitteleuropea. L&#8217;itinerario che vi proponiamo parte dal castello di Miramare e dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ringraziamo trieste.com per il testo..</p>
<p>Lo sviluppo di Trieste, la sua storia e il suo carattere sono indissolubilmente legati alla sovranità austriaca, che si protrasse, quasi ininterrottamente, per più di 5 secoli. Non c&#8217;è luogo a Trieste in cui non si respiri un&#8217;atmosfera mitteleuropea.</p>
<p>L&#8217;itinerario che vi proponiamo parte dal castello di Miramare e dal suo parco, dimora privata dell&#8217;arciduca Massimiliano d&#8217;Asburgo.</p>
<p>Al termine della visita, che richiede poco meno di mezza giornata, seguite il lungomare (in automobile o in autobus, a piedi è piuttosto lunga), per giungere in città.</p>
<p>Di fronte all&#8217;entrata principale della stazione ferroviaria si trova piazza della Libertà, al cui centro è stato collocato il monumento dedicato a Elisabetta d&#8217;Austria (nota ai più con il nome di Sissi): tale monumento, realizzato parte in bronzo (la figura dell&#8217;imperatrice) e parte in marmo di Carrara (&#8220;allegoria delle arti e della natura&#8221; e &#8220;omaggio del popolo alla sovrana&#8221;), fu realizzato alla fine dell&#8217;ottocento con i fondi raccolti spontaneamente dalla cittadinanza, affranta per la morte dell&#8217;amata Sissi.</p>
<p>Da qui, in pochi minuti, percorrendo via Ghega e via Roma, si giunge in piazza Vittorio Veneto, dove si trova il palazzo delle poste, oggi sede anche del Museo Telegrafico della Mitteleuropea. La piazza, anch&#8217;essa di sapore mitteleuropeo fino a pochi anni fa, è stata recentemente restaurata e si propone oggi con un aspetto eccessivamente moderno rispetto agli edifici circostanti (e proprio per questo causa di accese polemiche tra i cittadini, che, in buona parte, non hanno gradito le scelte operate).</p>
<p>L&#8217;intera zona prende il nome di Borgo Teresiano, da Maria Teresa d&#8217;Austria, l&#8217;imperatrice che più di ogni altra contribuì allo sviluppo commerciale ed urbanistico della città. Il borgo è contraddistinto da un rigore geometrico e venne realizzato dalla stessa Maria Teresa, dopo aver fatto bonificare il territorio.</p>
<p>Continuando a percorrere via Roma si arriva al canale di Ponterosso, superato il quale si prosegue fino al Corso Italia, ipotetica linea di confine del borgo Teresiano. Prendendo a destra lungo il corso, si giunge in brevissimo tempo in piazza della Borsa, dove si erge la Colonna di Leopoldo I, sulla cui sommità si trova la statua dell&#8217;imperatore, impreziosita dai numerosi dettagli figurativi riscontrabili nella descrizione del soggetto nonché nella decorazione delle vesti e dell&#8217;armatura. La statua attuale è stata sostituita all&#8217;originaria realizzata in legno nel 1660, in occasione della visita dell&#8217;imperatore alla città.</p>
<p>Da piazza della Borsa si giunge in piazza dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: nella piazza, di straordinaria bellezza, sul lato prospiciente il palazzo municipale, si trova la Colonna in onore di Carlo VI. Realizzata nel 1728 in occasione di una visita dell&#8217;imperatore alla città, lo raffigura in regale atteggiamento, completo di armatura, manto e scettro.</p>
<p>A non grande distanza dalla piazza, proseguendo lungo le rive, si trova l&#8217;antica stazione ferroviaria Transalpina, inaugurata nel 1906 dall&#8217;arciduca Francesco Ferdinando, oggi sede del Museo Ferroviario.</p>
<p>Sulle alture che circondano la città, alla sommità del bosco Farneto, più noto come Boschetto o bosco al Cacciatore, si trova la villa pubblica Ferdinandiana detta anche Palazzo Ferdinandeo, ispirata a modelli tardorinascimentali, oggi sede di prestigiosi master post universitari (MiB). Essa fu realizzata in segno di gratitudine nei confronti dell&#8217;imperatore Ferdinando I che aveva donato alla cittadinanza il vicino bosco.</p>
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		<title>Duino e il sentiero Rilke</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 20:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ringraziamo per il testo la redazione di trieste.com Una della passeggiate più belle e suggestive che si affacciano sul golfo di Trieste è sicuramente quella che, a picco sul mare, collega Sistiana a Duino. Il sentiero prende il nome dal poeta R.M. Rilke che, ospite al Castello di Duino all’inizio del secolo scorso, come già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringraziamo per il testo la redazione di trieste.com</p>
<p>Una della passeggiate più belle e suggestive che si affacciano sul golfo di Trieste è sicuramente <span id="more-1232"></span> quella che, a picco sul mare, collega Sistiana a Duino. Il sentiero prende il nome dal poeta R.M. Rilke che, ospite al <a href="http://www.trieste.com/vacanze/luoghi/castelloduino.html">Castello di Duino</a> all’inizio del secolo scorso, come già lo era stato Dante prima di lui, ivi compose le sue celeberrime “Elegie Duinesi”</p>
<p>Parcheggiare l’automobile nello slargo presso l’AIAT di Sistiana (all’inizio della strada che porta a Sistiana mare) e prendere il sentiero che, a destra, costeggia la ripida scogliera passando dapprima alle spalle del campeggio e quindi inoltrandosi tra bosco e pietre.</p>
<p>Durante il percorso si incontrano postazioni belliche aperte sul mare e numerose sono le possibilità di abbandonare il sentiero (sempre molto ben segnalato) per ritornare sulla strada statale.</p>
<p>Continuando la passeggiata fino alla fine si arriva invece al Collegio del Mondo Unito, il cui giardino, seppur accessibile, è proprietà privata.</p>
<p>Sempre al termine della passeggiata si giunge nelle immediate vicinanze del Castello di Duino, dimora storica dei principi della Torre e Tasso (Thurn und Taxis), che, aperta al pubblico dal 2003, è visitabile tutti i giorni (tranne il martedì) dalle 9,30 alle 17,30. Per visitare il castello, il suo magnifico parco a picco sul mare e il bunker costruito durante della seconda guerra mondiale ora trasformato in un suggestivo mini-museo con cimeli d&#8217;epoca, prendere a destra, verso la statale, e seguire quindi le indicazioni per la portineria del castello, a pochi minuti di cammino. Maggiori informazioni alla pagina sul <a href="http://www.trieste.com/vacanze/luoghi/castelloduino.html">Castello di Duino</a>.</p>
<p>Per far ritorno all’automobile ripercorrere lo stesso tracciato.</p>
<p>La passeggiata è breve, poco impegnativa, ma situata in un contesto unico e spettacolare. Si raccomanda di fare attenzione a non sporgersi dalla scogliera (gli incidenti sono più frequenti di quel che si può pensare).</p>
<p>Nelle vicinanze, facilmente raggiungibile in auto, si trova la chiesa di S.Giovanni in Tuba, costruita nel quinto secolo sulle rovine del preesistente tempio romano e situata nei pressi delle Bocche del Timavo ( dove il fiume Timavo, il cui corso è in parte sotterraneo, riaffiora alla superficie) e le cui limpide acque erano state celebrate da Virgilio.</p>
<p><a href="http://www.trieste.com/immagini/luoghi/rilke_01.html"><img src="http://www.trieste.com/phgall/indexes/rilke_tiles.jpg" alt="" border="0" /></a><br />
<a href="http://www.trieste.com/immagini/luoghi/rilke_01.html">Vai al servizio fotografico</a></p>
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		<title>Il Castello di Miramare</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 20:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ringraziamo trieste.com per il testo&#8230;. Il bianco castello da favola, circondato da un verde e lussureggiante parco, si affaccia su mare blu battuto dal vento: questa romantica descrizione ben si adatta alla residenza fatta costruire tra il 1856 ed il 1860 dall&#8217;arciduca Massimiliano d&#8217;Asburgo per la sua amata giovane sposa. Così, come Massimiliano aveva trovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringraziamo trieste.com per il testo&#8230;.</p>
<p>Il bianco castello da favola, circondato da un verde e lussureggiante parco, si affaccia su mare blu battuto dal vento: questa romantica descrizione ben si adatta alla residenza fatta costruire tra il 1856 ed il 1860 dall&#8217;arciduca Massimiliano d&#8217;Asburgo per la sua amata giovane sposa. Così, come Massimiliano aveva trovato rifugio dalla furia del mare in quello che diventerà poi il piccolo e graziosissimo approdo marittimo del castello, egli cercò di realizzare nello stesso posto un nido d&#8217;amore al riparo dalle insidie della vita.</p>
<p>Ma la smania di potere e il desiderio di fama di Carlotta del Belgio spinsero l&#8217;arciduca a partire per il Messico, di cui diventerà sì imperatore ma dove perderà, dopo poco, la vita, sognando il suo amato castello così lontano e abbandonato. Si dice che Carlotta, dopo la morte del suo amato, abbia perso la ragione.</p>
<p><a href="http://www.hotelciao.it/2011/07/il-castello-di-miramare/cast_miramare/" rel="attachment wp-att-1254"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1254" title="cast_miramare" src="http://www.hotelciao.it/wp-content/uploads/2011/07/cast_miramare-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.hotelciao.it/2011/07/il-castello-di-miramare/cast_miramare_02/" rel="attachment wp-att-1255"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1255" title="cast_miramare_02" src="http://www.hotelciao.it/wp-content/uploads/2011/07/cast_miramare_02-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>In questa vicenda trova fondamento la maledizione che graverebbe sul castello; si crede infatti che chi vi dimora perisca anzitempo di morte violenta. Pare che, nella storia, la maledizione si sia sempre fatalmente avverata&#8230;</p>
<p>Oggi il castello ed il parco sono aperti ai visitatori, sempre molto numerosi. Mentre il castello attira principalmente i turisti, il parco è anche meta domenicale dei triestini che, passeggiando sui sentieri tra la lussureggiante vegetazione voluta da Massimiliano, trascorrono alcune ore all&#8217;aria aperta.</p>
<p>All&#8217;interno del castello si possono visitare gli appartamenti privati, le stanze desinate agli ospiti, i vari saloni, la biblioteca-studio e la magnifica sala del trono, recentemente restaurata e riportata all&#8217;originario splendore.</p>
<p>I sentieri del parco, sempre perfettamente conservati, permettono di passeggiare in un ambiente variegato e di notevole interesse botanico. Tra le altre cose si segnalano, poco distanti dal cancello di ingresso al parco, le Scuderie, oggi divenute sede espositiva, il Castelletto e le numerose sculture che decorano spiazzi e vialetti.</p>
<p>Il castello ed il parco ospitano, specie durante la bella stagione, numerose manifestazioni di carattere prevalentemente culturale.</p>
<p>Il castello ed il parco, che ben valgono una visita, sono aperti tutti i giorni dell&#8217;anno. L&#8217;ingresso al Museo del Castello è a pagamento, quello al parco gratuito. Il luogo è facilmente raggiungibile anche in autobus con la linea 36 ed inoltre alcuni treni fermano anche alla piccola stazione storica di Miramare.</p>
<p>Per maggiori e sempre aggiornate informazioni:</p>
<p>Parco e Museo storico del Castello di Miramare<br />
Viale Miramare &#8211; 34014 Trieste<br />
Tel 040 224143<br />
Fax 040 224220</p>
<p>Siti web di riferimento:<br />
www.castello-miramare.it<br />
www.castellomiramare.org<br />
E-mail: info@castello-miramare.it</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Collio</title>
		<link>http://www.hotelciao.it/2011/06/deutsch-druckansicht-offnen-von-gorizia-durch-den-collio-friaul/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 18:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[estratto da www.discoveritalia.it Tra i pendii del Collio goriziano Il Collio goriziano è costituito da una catena ininterrotta di pendii esposti a mezzogiorno, a volte morbidi, a volte più scoscesi, protetta alle spalle dalle Prealpi Giulie e aperta al vicino Adriatico, che influisce positivamente sul clima evitando escursioni termiche troppo violente. Il terreno, composto da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table width="95%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">
<div>estratto da www.discoveritalia.it</div>
<div><strong>Tra i pendii del Collio goriziano</strong></div>
<div>Il Collio goriziano è costituito da una catena ininterrotta di pendii esposti a mezzogiorno, a volte morbidi, a volte più scoscesi, protetta alle spalle dalle Prealpi Giulie e aperta al vicino Adriatico, che influisce positivamente sul clima evitando escursioni termiche troppo violente. Il terreno, composto da marne e strati di arenarie emersi dall&#8217;affioramento dei fondali marini, è un elemento che favorisce nel Collio una <strong>viticoltura di particolare pregio</strong>. Presente da tempi antichi, la coltura della vite è stata stimolata in epoca romana e, più tardi, durante i lunghi domini prima della Serenissima e poi degli Asburgo. La nostra escursione parte dalla cittadina di Gradisca d&#8217;Isonzo, arriva a Gorizia, sale fino a San Floriano del Collio per la strada di Oslavia, quindi procede alla volta di Capriva del Friuli; oltre Cormons, poi, passa da San Giovanni al Natisone e sale fino a Dolegna del Collio. Il viaggio si svolge lungo la frontiera slovena, al punto che in qualche tratto la strada è in territorio italiano, ma i vigneti che la fiancheggiano sono sloveni. Andiamo quindi a spasso per questa zona, curiosando tra le cantine e i paesaggi della <strong>valle d&#8217;Isonzo</strong>.</div>
<div><strong>Gradisca:</strong></div>
<div>Bagnata dall&#8217;Isonzo, a uguale distanza da Gorizia e Monfalcone, <strong>Gradisca</strong> è città di carattere, che sfoggia palazzi e fascino antico. Il nome ha lontane origini slave (gradisce significa luogo fortificato) e ne ricorda la millenaria importanza strategica. Gradisca è sorta come roccaforte di Venezia contro gli attacchi dei Turchi. Luogo centrale dell&#8217;abitato è <strong> <a>Piazza dell&#8217;Unità d&#8217;Italia</a></strong>, da cui partono quattro strade parallele che portano ai monumenti storici della città. Tra questi merita una visita il <strong>Palazzo Torriani</strong>, oggi sede del Comune e della Biblioteca Civica, costruito tra il 1644 e il 1705 in uno stile che ricorda quello del Palladio. Nell&#8217;edificio sono allestiti il Museo Civico, prevalentemente dedicato alla storia del territorio, e la Galleria Regionale d&#8217;Arte Contemporanea, dedicata a Luigi Spazzapan, pittore goriziano, le cui opere sono qui esposte insieme a quelle di altri artisti contemporanei. Nel Palazzo dei Provveditori ha sede l&#8217;<strong>Enoteca Regionale</strong>, detta &#8220;La Serenissima&#8221;, che riunisce in un&#8217;esposizione completa tutti i vini delle DOC friulane. Nel mese di ottobre vi si svolgono alcune serate dedicate agli abbinamenti tra vini e ricette regionali. Nella cittadina un altro luogo di grande rilievo è il <strong> <a>castello</a></strong>, costruito durante il dominio veneziano e successivamente ampliato dalla dinastia austriaca degli Asburgo; esso conserva le carceri dove furono imprigionati numerosi patrioti italiani. In <a>Via Cesare Battisti</a> sorge infine il <strong>Duomo</strong>, dedicato ai Santi Pietro e Paolo: presenta una facciata barocca e custodisce all&#8217;interno notevoli opere d&#8217;arte, tra cui un sarcofago del XVI secolo, realizzato da Nicolò della Torre.</div>
<p><strong>Gorizia: </strong></p>
<p><strong></strong>Da Gradisca d&#8217;Isonzo ci spostiamo un po&#8217; più a nord e arriviamo a <strong>Gorizia</strong>, che da più di mille anni segna il confine, spesso nazionale, da sempre culturale, con la Slovenia, che qui è davvero a due passi. La città, situata anch&#8217;essa sul fiume Isonzo, fu provincia dell&#8217;impero austro-ungarico e visse un periodo di grande prosperità fino all&#8217;inizio della prima guerra mondiale, da cui uscì ridotta a un cumulo di macerie. Nel 1916 fu conquistata dall&#8217;esercito italiano, ma tornò effettivamente a far parte dell&#8217;Italia solo nel 1947 e solo nella parte più occidentale. I sobborghi orientali vennero assegnati alla Jugoslavia e oggi si trovano al di là della frontiera slovena con il nome di Nova Gorica. L&#8217;<strong>antico nucleo urbano</strong> è disposto intorno al colle dominato dal <a>castello</a>, eretto dopo il 1000 dai conti di Gorizia, circondato da mura e formato da più edifici. Tra questi vi sono il Palazzo dei Conti e quello degli Stati Provinciali, che conservano mobili, arredi e numerose tele di artisti friulani e veneti. Presso Corte Sant&#8217;Ilario sorge il <strong>Duomo</strong>, risalente al XIV secolo ma più volte modificato. Al suo interno si trova la cappella gotica di Sant&#8217;Acazio, con notevoli affreschi del XV secolo. A <strong>Borgo Castello</strong>, la parte più antica della città, è possibile visitare i <a>Musei provinciali</a> e il Museo di Storia e Arte, che espone una collezione di monete, reperti preistorici, materiale archeologico preromano e romano e una ricca documentazione sui costumi, le arti e la storia cittadina. Vi è inoltre allestito un museo sulla prima guerra mondiale, il Museo della Grande Guerra. In piazza della Vittoria si trova la <strong>Chiesa di Sant&#8217;Ignazio</strong>, all&#8217;interno della quale sono custoditi alcuni altari marmorei. Di fronte alla chiesa sorge la fontana del Nettuno, realizzata alla metà del XVIII secolo da Nicola Pacassi.</p>
<div><strong>Le gioie della tavola goriziana:</strong> Al visitatore che preferisce non appesantirsi con un pasto completo, consigliamo il prosciutto cotto nel pane, tipico piatto unico goriziano, spolverato di piccante cren (radice di rafano).<br />
In realtà, non è sempre facile resistere a questa cucina mitteleuropea che si avvale degli influssi più svariati. Fra le molteplici proposte, suggeriamo: tra i primi piatti, gli <strong>gnocchi di patate con ripieno di susine o albicocche</strong> e i <strong>tortelli con ripieno di patate ed erba cipollina</strong> dal nome impronunciabile di <em>zlikrofi</em>; fra i secondi, il <em>keiserfleisch</em>, cioè la costata di maiale affumicato cosparsa di cren fresco e accompagnata con crauti o gnocchi di pane e, per contorno, i <em>kipfel</em>, croccanti mezzelune fatte con un impasto di patate simile a quello degli gnocchi.</div>
<div>Durante questa seconda giornata ci spostiamo di pochi chilometri <strong>da Gorizia e andiamo a visitare i due paesi di Oslavia e San Floriano del Collio</strong>. Le due borgate, vicinissime tra loro, costituiscono un elemento unico nel panorama viticolo del Collio. Oslavia è un minuscolo centro che produce soprattutto vini bianchi, ma è famosa anche per la copiosa produzione di susine, pesche e ciliegie. Passa in questa zona infatti la <strong>&#8220;Strada del vino e delle ciliegie&#8221;</strong>, che parte dalla periferia ovest di Gorizia e sale e scende le colline fino al limite settentrionale di Dolegna toccando tutti i paesi e attraversando lussureggianti vigneti. Ad Oslavia ci sono molti accreditati vignaioli, tra cui va assolutamente citato <strong> <a>Josko Gravner</a> </strong> (Via Lenzuolo Bianco 9, telefono 0481 30882), considerato il caposcuola della moderna enologia locale, accanto al quale sono <strong>Stanko Radikon</strong> (località Tre Buchi 4, telefono 0481 32804), <strong>Silvestro Primosic</strong> (Via Madonnina di Oslavia 3, telefono 0481 535153) e i fratelli <strong>Giorgio e Nicolò Bensa</strong> della Castellada (frazione Oslavia 1, telefono 0481 33670), le cui cantine sono tutte degne di visita. Oslavia ospita inoltre un Sacrario Militare, complesso monumentale eretto nel 1938, che accoglie le salme di oltre 57000 soldati caduti nei dintorni della città durante la prima guerra mondiale. Dopo Oslavia ci spostiamo a <strong> <a>San Floriano del Collio</a></strong>, che con i suoi 276 metri di altitudine è il territorio più elevato della zona. Dal punto di vista enologico, anche qui i risultati migliori si ottengono con i vini bianchi, che hanno una lunga tradizione. La storia del borgo è legata alle vicende dei suoi due castelli: quello dei conti Coronini passato poi ai baroni Tacco, e quello Formentini, che ospita un <strong>Museo del Vino</strong> in cui sono esposti numerosi strumenti e attrezzi per la vendemmia e vinificazione.</div>
<div>Dopo un lauto pranzo a San Floriano, ci dirigiamo verso <strong> <a>Capriva del Friuli</a></strong>, piccolo comune che comprende le frazioni di Spessa, Russiz Inferiore e Russiz Superiore. La storia del centro ha inizio nel <a>castello di Spessa</a> e a villa Russiz. Il primo è stato costruito sul finire dell&#8217;Ottocento al posto di un precedente fortilizio del 1200; oggi appartiene a <strong>Loretto Pali</strong>, che lo ha restaurato perfettamente e vi gestisce la propria azienda vinicola: le cantine di invecchiamento sono ricavate nel bunker militare realizzato durante la prima guerra mondiale. Qui, tra le innumerevoli varietà di vino prodotte, ve n&#8217;è una che prende il nome dal castello: è il <strong> <a>Collio Rosso Conte di Spessa</a></strong>. Non lontano dalla fortezza troviamo la vittoriana <strong>villa Russiz</strong>, costruita dai conti La Tour, cui si deve l&#8217;introduzione dei vitigni francesi in Friuli; durante la prima guerra mondiale fu ospedale militare, dal 1919 divenne l&#8217;Istituto Orfane di Guerra &#8220;Adele Cerruti&#8221;, dal nome della sua fondatrice, e oggi appartiene sempre all&#8217;Istituto insieme ai vigneti circostanti, e ospita le cantine della villa Russiz. A qualche centinaio di metri c&#8217;è, infine, la proprietà <strong>Russiz Superiore</strong>, nata su un antico castello appartenuto ai conti di Gorizia fra il XII e il XIII secolo, quindi ai Thurm und Taxis e poi ad altri proprietari. Attualmente appartiene a Marco Felluga, che vi ha allestito una splendida, modernissima cantina con un centro di degustazione tra i più raffinati del Friuli.</div>
<div><strong>Cormons</strong> è il centro principale del Collio, punto di riferimento economico e culturale per tutta l&#8217;area collinare a nord-ovest di Gorizia. A ogni angolo di strada sbucano le tracce della secolare tradizione di cui la cittadina è depositaria, ricca di monumenti che la ricollegano alla dominazione goriziana e, soprattutto, asburgica. Il paese ricevette il titolo di città nel 1910 da <strong>Francesco Giuseppe</strong>, l&#8217;imperatore chiamato ancora oggi &#8220;Checco Beppe&#8221;. Tutti gli anni, il 18 agosto, si celebra l&#8217;anniversario di quel riconoscimento con una festa alla quale intervengono austriaci, italiani, sloveni e quanti si ritengono in qualche modo legati all&#8217;antico impero. Il fulcro dell&#8217;abitato moderno di Cormons è <strong>Piazza della Libertà</strong>, dove sorge il monumento in bronzo dedicato all&#8217;imperatore asburgico Massimiliano I e da dove partono due strade che salgono al centro più antico della città. Qui si possono visitare Palazzo Devetag, sede della Biblioteca Civica, e Palazzo Locatelli, che oggi, oltre al municipio, ospita in un&#8217;ala l&#8217;Enoteca Regionale, che è anche un buon ristorante e la cui visita è indispensabile per un panorama completo sull&#8217;enologia della zona. A proposito di vino, una tappa importante è la <strong>Cantina Produttori di Cormons</strong>, famosa perché dai suoi vigneti si ottiene il cosiddetto &#8221; <a>vino della Pace</a> &#8220;. Il cuore della <strong>Cormons vecchia</strong> è invece Piazza XXIV Maggio, dove ogni venerdì si svolge il mercato cittadino e dove si trova il Duomo, dedicato a Sant&#8217;Adalberto. Al suo interno vi sono altari del XVIII secolo e alcune pale dipinte dal pittore goriziano Giuseppe Tominz. Visitata questa bella cittadina ci rimettiamo in viaggio per raggiungere Dolegna del Collio e passiamo da <strong>Plessiva</strong>, piccolo e grazioso centro che dà il nome a un <a>bosco</a> particolarmente ricco dal punto di vista delle specie vegetali presenti.</div>
<div>Dopo un buon pranzo a base di prodotti tipici friulani come il <strong> <a>Frico</a> il <a>salame friulano</a></strong>, procediamo verso la punta più settentrionale del Collio Goriziano e arriviamo a <strong>Dolegna del Collio</strong>. Il nome del paese deriva dallo sloveno dolenji, cioè &#8220;posto in basso&#8221;: l&#8217;abitato sorge infatti in una conca collinare un tempo gremita di castelli che furono contesi tra i conti di Gorizia e i patriarchi di Aquileia. Di essi è rimasto soltanto il <strong>castello di Trussio</strong>, diventato, dopo ripetute distruzioni, residenza di campagna e quindi sede di un famoso ristorante, l&#8217;<strong>&#8220;Aquila d&#8217;Oro&#8221;</strong>, che vale il viaggio: si pranza nelle antiche sale e, in estate, nel bellissimo giardino con vista panoramica sulla pianura e sui vigneti. Le ricercate specialità proposte da questo locale sono ad esempio foie gras con purè di patate, risotto alle erbe di stagione, carni assortite e grandiosi dolci, accompagnati naturalmente da una fornitissima selezione di vini. A <strong>Dolegna del Collio</strong> i produttori famosi sono numerosi: da &#8220;Venica &amp; Venica&#8221; (una delle più note aziende del Friuli, visitabile su appuntamento, situata in località Cerò, via Mernico 42, tel. 0481 61264) a &#8220;Marina Sgubin&#8221; (località Scirò 13, tel. 0481 60371) a Ca&#8217; Ronesca, tanto per citarne alcuni.</div>
<div>estratto da www.discoveritalia.it</div>
<div>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</div>
<p><strong>Il Collio<br />
</strong> All’estremo lembo orientale della regione, in provincia di <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=corr&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=105">Gorizia</a> e a ridosso del confine con la Slovenia, il Collio è una zona di produzione di pregiati vini ai quali, fra i primi in Italia, è stata riconosciuta fin dal 1968 la Denominazione d’origine Controllata.<br />
Dai colli di San Floriano ed Oslavia sopra Gorizia a quelli di Ruttars, Lonzano e Vencò sulle sponde dello Judrio, che un tempo segnava il confine fra l’Italia e l’Austria, è un susseguirsi di dolci colline scandite da piccoli borghi, e di vigneti, che si estendono per circa 1.600 ettari.<br />
Questa zona collinare –ideale per rilassanti vacanze nel verde, anche grazie alle sue ottime infrastrutture agrituristiche- si sviluppa quasi ininterrottamente lungo una direttrice ideale Est-Ovest, presentando ampie superfici esposte a mezzogiorno, molto adatte a una viticoltura altamente qualificata.<br />
Tale situazione ha favorito fin dai tempi remoti la coltura della vite, introdotta nella zona già in epoca preromana.<br />
Terra di grandi bianchi, il Collio vede prevalere la produzione dei Pinot, del Tocai friulano, del Sauvignon e del rinomato Collio Bianco, uvaggio DOC.<br />
Fra i rossi primeggiano il Collio Rosso, i Cabernet, il Merlot.</p>
<p><strong>Prodotti tipici</strong><br />
Insaccati: prosciutti, salami, cotechini, salsicce.<br />
Frutta: ciliegie e prugne del Collio.<br />
Ortaggi: Radicchio &#8220;Rosa di Gorizia&#8221;.<br />
Dolci: Gubana di Gorizia e Putizza. Miele, distillati.<br />
<strong>Piatti tipici</strong><br />
La cucina della zona e’ un originalissimo mix di tradizioni austriache, friulane, slovene: ricette tramandate da generazione in generazione rendono la gastronomia goriziana un unicum, nobilitato da vini che sono da tempo considerati tra i migliori del mondo.<br />
Tipico piatto goriziano e’ il prosciutto cotto nel pane che spolverato di cren grattugiato puo’ fungere anche da piatto unico per il pasto di mezzogiorno.<br />
Fra i primi, minestre gustosissime sono la jota (un minestrone di capucci acidi, patate, fagioli e carne o cotenne di maiale) e la friulana minestra di orzo e fagioli.<br />
Direttamente dalla mitteleuropa, anche si impreziositi di sapori mediterranei sono gli squisiti gnocchi di pane.<br />
In primavera nelle trattorie si trovano profumate frittate con le erbe, mentre più autunnali sono muset e brovade (cotechino con rape bianche grattuggiate e fermentate nella vinaccia), il gulasch (piccante in infinite variazioni ); il kaiserfleisch (carne di maiale affumicato, cosparso di cren fresco e accompagnato con crauti o gnocchi di pane), la selvaggina con polenta, lo stinco di maiale o vitello al forno.<br />
Come contorno, patate in tecia e kipfel (piccole mezzelune fritte fatte con un impasto simile a quello dei gnocchi.<br />
Fra i dolci impera la Gubana, un po’ il simbolo gastronomico di Gorizia, che e’ un rotolo di pasta sfoglia ripieno di frutta secca, uva passa, cedro candito, pinoli e noci.<br />
Altri dolci tipici sono la putizza, pinza, lo strudel (con mele, susine o ciliege), i krapfen, torta Dobosch (ungherese), le palacinke (sorta di omelettes con ripieno di marmellata o di cioccolato), il kugelkupf.</p>
<p><strong>Percorsi cicloturistici</strong></p>
<ul>
<ul>
<li><strong>&#8220;Giro del Collio&#8221;</strong>:<br />
Capriva &#8211; Castello di Spessa &#8211; Cormòns &#8211; Brazzano &#8211; San Rocco &#8211; Monte Quarin &#8211; Subida &#8211; Russiz superiore -Capriva.<br />
Km. 28</li>
</ul>
</ul>
<ul>
<li><strong>&#8220;Strada del Vino e delle Ciliege&#8221;</strong>:<br />
Gorizia &#8211; Mossa &#8211; Capriva &#8211; Cormòns &#8211; Giasbana &#8211; San Floriano &#8211; Oslavia &#8211; Piuma-Gorizia.<br />
Km. 36,4</li>
</ul>
</td>
<td align="right" valign="top" width="150">
<table width="95%" border="0" cellspacing="2" cellpadding="2" bgcolor="#F2F0EC">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="D4CDBF"><strong>I Vini</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Chardonnay<br />
Muller Thurgau<br />
Riesling italico<br />
Riesling renano<br />
Sauvignon<br />
Traminer aromatico<br />
Tocai friulano<br />
Malvasia istriana<br />
Pinot bianco<br />
Pinot grigio<br />
Ribolla gialla<br />
Picolit<br />
Merlot<br />
Cabernet franc<br />
Cabernet sauvignon<br />
Pinot nero<br />
Carmenère</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td height="9"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table width="95%" border="0" cellspacing="3" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="D4CDBF" width="65%" height="20"><strong><a name="ititop"></a>L&#8217; Itinerario comprende</strong>: <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#gorizia">Gorizia</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#oslavia">Oslavia</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#san">San Floriano del Collio</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#plessiva">Plessiva</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#ruttars">Ruttars</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#dolegna">Dolegna del Collio</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#brazzano">Brazzano</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#cormons">Cormons</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#capriva">Capriva</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#mossa">Mossa</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#lucinico">Lucinico</a> &#8211; <a href="http://www.mtvfriulivg.it/index.php?pag=itin&amp;l=ita&amp;f=int&amp;id=18#farra">Farra d&#8217;Isonzo</a></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong><a id="gorizia" name="gorizia"></a>GORIZIA<br />
</strong>Punto di partenza ideale per un rilassante itinerario fra i dolci declivi del Collio è Gorizia.<br />
Città ricca di storia ed arte, posta sul confine con la Slovenia, da sempre crocevia delle principali culture europee (latina, germanica e slava).<br />
Il centro storico conserva ancora ben evidenti le tracce di questo passato e le architetture sono di stampo centroeuropeo.<br />
Molti edifici, pubblici e privati, del centro risalgono al ‘700, che fu per Gorizia un vero “secolo d&#8217;oro”.<br />
Tra le molte cose da visitare anche il Duomo, il Ghetto con la Sinagoga, Villa Coronini con il suo parco di piante antiche e rare.<br />
Il Castello è uno fra i manieri più belli della regione ed è circondato da antichi edifici.<br />
Oggi è un vivissimo centro delle attività culturali promosse dal Comune, vi vengono organizzate mostre, rassegne teatrali e cinematografiche, concerti e spettacoli.<strong>Prodotti tipici</strong><br />
&#8220;Rosa di Gorizia&#8221;, prelibato radicchietto di primo taglio<br />
Mieli di marasca del Carso e di acacia<br />
Gubane goriziane<strong>Feste e manifestazioni</strong><br />
Dies Domini Festa Medievale &#8211; aprile<br />
Premio Sergio Amidei rassegna cinematografica in Castello &#8211; fine luglio<br />
Sagre nei borghi cittadini &#8211; agosto<br />
Festival Mondiale del Folklore &#8211; fine agosto, primi di settembre<br />
Puppet Festival &#8211; fine agosto, primi di settembre<br />
Mittelmoda Expo e Mittelmoda Premio ; Giornate della moda internazionale e Concorso per giovani stilisti &#8211; settembre<br />
Gusti di Frontiera &#8211; fine settembre<br />
Fiera di San&#8217;Andrea &#8211; dicembre<br />
Dicembre Goriziano e Mercatino di Natale &#8211; dicembre<br />
Prima domenica del mese: Soffitta in Piazzutta (mercatino dell’antiquariato in piazza Tommaseo)<br />
Seconda domenica del mese: Mercatino dell’arte e dell’artigianato in via S.Giovanni</p>
<p><strong>Natura</strong><br />
Parco di Piuma e dell’Isonzo (sulla sponda destra del fiume Isonzo)<br />
Ideale per passeggiare e fare ginnastica, vi si trovano fra l’altro un Percorso Vita e, in località Piuma, il maneggio Remuda (con bar &#8211; trattoria).</p>
<p><strong>Informazioni</strong><br />
Centro di Informazione e Accoglienza Turistica GORIZIA<br />
Corso Italia 9 &#8211; 34170 Gorizia<br />
Tel: 0481 535764<br />
Fax: 0481 539294<br />
info.gorizia@turismo.fvg.it<br />
<a href="http://www.turismo.fvg.it/" target="_blank">www.turismo.fvg.it</a></p>
<p>Comune di Gorizia, Assessorato alla Cultura e al Turismo<br />
Piazza del Municipio, 1<br />
tel. 0481 383202<br />
<a href="http://www.comune.gorizia.it/" target="_blank">www.comune.gorizia.it</a></p>
<p><strong><a name="oslavia"></a>OSLAVIA</strong><br />
Per inoltrarsi nel Collio, si esce da Gorizia seguendo viale XX Settembre e superando il Ponte del Torrione, che sovrasta l’Isonzo.<br />
Si prende poi la Strada del vino e delle ciliegie, fino a Oslavia, piccolo centro conosciuto per i suoi vini e per la bianca mole del monumentale Ossario, dove sono custodite le spoglie di decine di migliaia di caduti della prima guerra mondiale, che aveva in queste zone uno dei suoi fronti principali.</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>(Deutsch) Zum Geburtsort des Montasios, dem Käse aus Friaul</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 18:26:51 +0000</pubDate>
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		<title>(Deutsch) Schinkenfest &#8211; in San Daniele, zu Ehren des Schinkens</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 18:23:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
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